mercoledì 8 settembre 2010
 
 
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bozza programmatica del 13 marzo

 

. La sinistra “La gente al servizio della genteâ€. Costruiamo insieme il futuro della nostra Provincia Schema base per un possibile programma

Con La Sinistra, in provincia di Arezzo, aperta a chiunque vuol lavorare per un territorio provinciale più vivibile e più protagonista, meno isolato e meno marginale nelle scelte regionali e nazionali.

La Sinistra aretina: per mettere insieme tutti coloro che intendono impegnarsi per un progetto di governo di questo territorio e non solo, che ne ridisegni la futura organizzazione istituzionale ed il futuro sviluppo equilibrato, e razionalmente sostenibile.

Anche tale progetto non sarà un prodotto preconfezionato al chiuso delle stanze, ma costruito attraverso un dibattito aperto e libero. Non abbiamo la presunzione di avere le risposte pronte per tutto e per tutti. Abbiamo l’ambizione di costruire insieme un progetto credibile, che segni una svolta nei metodi della gestione politico-amministrativa avendo come riferimento primario la giustizia sociale, il sostegno ai più deboli, il lavoro, quindi, i fondamenti stessi della nostra Repubblica.

1- Il Lavoro, prima di tutto, un lavoro sicuro e duraturo La Sinistra vuole e deve difendere questo diritto. In stretto rapporto con il Sindacato E’ indispensabile, alla luce della eccezionalità della situazione, e di fronte alla scarsa sensibilità del governo nazionale, di chiedere ai nostri EELL, per quanto di loro competenza, la priorità: per interventi costruttivi nel sociale, per investimenti ed incentivi controllati, atti ad un sano rilancio dell’economia locale. La Sinistra aretina può e vuole contribuire al riassetto del sistema economico perché possa finalmente arrestarsi l’attuale emorragia di posti di lavoro, con politiche attive per incentivare l’ingresso, stabile, dei giovani nel mondo del lavoro e con interventi, possibili, volti alla tutela e pronto recupero dei disoccupati, anche rilanciando il ruolo della cooperazione. Occorrono risorse perché si possa attuare il pieno controllo sulla sicurezza di fabbriche e cantieri al fine di impedire, innanzi tutto, che la vita possa essere così poco tutelata, come le troppe morti sul lavoro lo denunciano apertamente ed in secondo luogo per evitare il lavoro nero. Favorire e sostenere le imprese che garantiscano il lavoro a tempo indeterminato e che attuano politiche di qualità e di risparmio energetico. Per un rilancio dell’economia con nuovo patto tra lavoratori e imprenditori Concordare le forme per avviare un processo di differenziazione della produzione, che sostituisca progressivamente settori con minori prospettive future e con maggior difficoltà di mercato. Il settore agricolo può e deve tornare ad essere un settore fortemente produttivo e con buone possibilità occupazionali anche per un possibile ed auspicabile indotto industriale di trasformazione. Attivare forme di incentivazione per assicurare la filiera del recupero e riutilizzo della raccolta differenziata, stimolando la nascita di una apposta imprenditoria anche sul nostro territorio Le tecnologie per energie alternative potranno essere, ancora, uno dei campi su cui puntare, incentivando lo sviluppo di una imprenditoria nel settore, anche come strumento di riconversione produttiva e di sviluppo dell’occupazione, partendo dalla realtà produttiva esistente e supportandole con formazione professionale mirata Formazione professionale La privatizzazione totale del sistema della formazione professionale non sembra ad oggi aver portato ad una sua effettiva riqualificazione. Il rapporto tra formazione ed esigenze del mondo del lavoro ancora oggi è piuttosto labile. Il ruolo delle commissioni tripartite non è stati sufficiente a creare un rapporto diretto tra innovazione tecnologica, riconversione produttiva e formazione professionale. Si è ulteriormente delegittimato il ruolo degli Istituto professionali, creando un ulteriore elemento di incertezza nel sistema scolastico Riteniamo che debba essere rafforzato il rapporto tra esigenze effettive delle imprese e formazione professionale, attraverso il prevalere di corsi brevi, ma cantierabili in tempi rapidi, come rapide sono le esigenze delle imprese.

2- Una Provincia accogliente e senza paura

Sicurezza non significa stato di polizia. Significa rispetto della legalità da parte di tutti, senza privilegi di casta o classi e senza individuazione del nemico di turno. La sicurezza è garantita attraverso la capacità di accogliere ed integrare attuando adeguate politiche di welfare ancora oggi possibili ed attuabili. Il compito degli Enti pubblici è quello di dare ai cittadini tranquillità di vita, che è subordinata a certezze per il futuro, ad un lavoro sicuro e con stipendi adeguati alle esigenze della vita e da una rete di servizi che facciano sentire il cittadino protetto e al centro dell’azione dello stato in tutte le sue articolazioni Per quelle che sono le competenze e le possibilità degli Enti locali, la Sinistra propone:
- Una nuova politica della casa, volta ad assicurare a tutti la possibilità di avere abitazioni adeguate e decenti, con costo o di acquisto o di affitto sopportabili . La Provincia, nel suo ruolo di coordinamento, ed i Comuni, attraverso una gestione unitaria del territorio, dovranno rilanciare una politica delle aree edificabili riservate alla edilizia convenzionata/agevolata e sovvenzionata (sperando che il governo nazionale mantenga le promesse elettorali). Risultati importanti potranno essere raggiunti anche attraverso una contrattazione con l’imprenditoria privata, subordinando i piani attuativi alla riserva di parti delle aree o delle volumetrie alla edilizia convenzionata, sia nei prezzi di vendita che negli affitti. Il rispetto di tutte le dignità, nella ovvia e naturale reciprocità, accompagnato da sagge politiche di educazione civile ed inserimento al lavoro sono determinanti alla sana convivenza. Nuovi cittadini, residenti, pienamente, dignitosamente e consapevolmente integrati.

3. Arezzo: una provincia sostenibile Gestire il territorio, in un corretto equilibrio tra sviluppo e tutela dell’ambiente La gestione diretta del territorio è competenza dei comuni, tanto più dopo l ‘entrata in vigore della LR 1/2005. la Provincia ha, però un importante ruolo di indirizzo, programmazione, attraverso il PTC (Piano Territoriale di Coordinamento) oltre che di supporto alla progettualità comunale. Tale ruolo dovrà essere rafforzato, tenendo conto delle difficoltà di tanti piccoli comuni, per carenze di risorse sia finanziarie che, soprattutto, professionali. Basta con l’urbanistica contrattata. Spingere per una gestione associata del territorio nelle diverse zone (in forme diverse a seconda delle diversità locali), riducendo il numero dei Piani Strutturali e dei Regolamenti Urbanistici ed edilizi, è una esigenza indispensabile per assicurare uno sviluppo equilibrato, che solo una visione almeno di vallata può assicurare. Regimentazione del territorio non solo nei fondovalle , attraverso una politica di tutela ed uso del territorio a monte che eviti il dissesto idrogeologico, garantisca l’approvvigionamento idrico, anche con la programmazione di piccoli invasi in alcune zone montane, con il doppio ruolo di riserva idrica e di protezione da possibili inondazioni (azioni su cui coinvolgere le autorità di bacino, l’ATO e le Nuove acque, in attesa, a nostro parere di una ripubblicizzazione della gestione)) Uno stretto coordinamento tra le diverse istituzioni (Provincia, Comuni, Comunità Montante, Unione dei Comuni, Parchi, per una più stretta integrazione tra tutela e valorizzazione, Indirizzi chiari per ATO e società di gestione dei RSU per il contenimento della produzione di rifiuti, la spinta massima la differenziata ed una forte azione educativa nei confronti della popolazione Rilancio e valorizzazione dell’agricoltura tradizionale, anche alla luce della evoluzione del mercato dei prodotti alimentari, stimolando la creazione della filiera corta e il rapporto diretto produttore-consumatore viluppo mercatini km zero, commercio solidale, utilizzazione bio prodotti nelle mense etc.)
- Piano Cave: deve sapere equilibrare le esigenze produttive, rispettando scrupolosamente le aree protette. Il lavoro effettuato per il PRAER (Piano Cave), PTC adottato dalla Provincia di Arezzo è una buona base di partenza, ma richiede nuove verifiche, sia per quanta riguarda il Valdarno che la Valtiberina ed il Casentino Energie rinnovabili. La provincia di Arezzo si candida all’autosufficienza energetica con energie rinnovabili tempo dieci anni: per essere più puliti e autonomi. Significa dotarsi di un Piano energetico provinciale che favorisca il risparmio per tutti gli edifici pubblici e incentivi quello delle abitazioni private e delle aziende (anche attraverso riqualificazione energetica); fornisca il massimo impulso a sole e vento biomasse non inquinanti, con la corposa installazione di impianti fotovoltaici nel maggior numero di luoghi pubblici e abitazioni e la creazione di compatibili e appropriati parchi eolici, agevolando e la micro- cogenerazione Rifiuti. Oggi sono una spesa energetica dalla quale recuperiamo solo una piccola parte. Occorre davvero realizzare le “4 R†dei rifiuti: riduzione dei rifiuti (es. meno imballaggi, più acquisti familiari, accantonamento di troppo “usa e gettaâ€), raccolta differenziata (sostenuta davvero, a partire dalla raccolta porta a porta che ovunque deve andare sopra il 50%), riutilizzo (rifiuterie organizzate, mercati dell’usato, “Last minute marketâ€, ecc.), e solo in misura residuale impianti per il recupero della quota non altrimenti smaltita, iniziando anche a sperimentare subito impianti alternativi, come ad esempio il Tmb -Trattamento meccanico biologico.. Acqua. Va concepita come il più prezioso bene comune dell’umanità,inalienabile, tutelata in quanto fonte di vita e non considerata una merce. Per questo ribadiamo la nostra scelta prioritaria per una gestione pubblica, programmando la fuoriuscita dal sistema pubblico-privato. Da parte dei Sindaci nell’assemblea dell’ATO Nel frattempo va rafforzato e reso effettivo il ruolo di programmazione e di definizione delle tariffe Ogni ente pubblico dentro l’attuale regime misto e non solo deve puntare a: ridurre il consumo di acqua per usi civili (anche con campagne e strumenti per un uso corretto e sobrio) e agricoli (il settore più idrovoro), disincentivare l’assurdo consumo di minerale (più cara, più inquinante con il trasporto, più negativa per i rifiuti da smaltire), riutilizzare le acque reflue per usi industriali, mettere in sicurezza il territorio da rischi idraulici, realizzare molti nuovi invasi di piccole dimensioni, completare in ogni territorio un efficace sistema di depurazione e perseguire duramente ogni causa di inquinamento di falde, pozzi e corsi d’acqua.

Mobilità. La politica di Trenitalia sta declassando il nostro territorio provinciale. L’intera comunità locale (istituzioni, forze sociali ed economiche, partiti, ecc.) devono ingaggiare un’aperta battaglia. Serve un ruolo attivo delle istituzioni locali (che non c’è stato), anche aprendo una vera e propria vertenza, verso e con la Regione e contro Trenitalia, per mantenere e migliorare il carattere strategico della stazione di Arezzo nei collegamenti verso Firenze e verso Roma. Arezzo: stazione di fermata per Intercity, utilizzo della direttissima anche per i treni interregionali (non solo Eurostar). Abbandono di tutti i ballon d’essai ricorrenti (stazione lungo la direttissima oppure aeroporto). Interventi strutturali sulla grande viabilità Completamento della Due Mari nei tratti provinciali rimanenti. Dopo l’adeguamento a quattro corsie del tratto Siena-Bettolle e di parte del percorso Grosseto-Siena, occorre intervenire con decisione affinché il Governo nazionale preveda finanziamenti certi per tutti i tratti interessanti il territorio aretino. completamento ristrutturazione SR 71.

4 -Servizi sociali e sanitari diffusi sul territorio La difesa della sanità pubblica e dei servizi sociali è il presupposto indispensabile per ogni seria politica di welfar, tesa a ricostruire il giusto rapporto di fiducia tra il cittadino e il sistema socio-sanitario.. Siamo inoltre contrari alle privatizzazioni selvagge in generale, ma le riteniamo intollerabili nei settori di servizi come il socio-sanitario e l’istruzione. Compito della Provincia è quello di rendersi attore propositivo per impedire le privatizzazioni e per promuovere ora più di prima il welfare e la ‘protezione sociale’. Le difficoltà operative della Conferenza dei Sindaci, la perdita del ruolo di indirizzo,di programmazione e di controllo da parte delle istituzioni elette, rispetto alla gestione manageriale, pongono il problema poltico di un Ente eletto che abbia il compito della programmazione nel settore e di una partecipata democratizzazione del governo aziendale La provincia dovrebbe essere, per le competenze istituzionali, il naturale ente di programmazione anche in questo settore, e ad essa la regione dovrebbe riconsegnare tale competenza. La provincia dovrà coordinare e supportare l’ampliamento progressivo delle gestioni associate nell’ambito delle zone sociosanitarie, soprattutto dove prevalgono i piccoli comuni,, in modo di garantire le pari opportunità di tutti i cittadini ddella provincia e pari liveli di assistenza.
- Rete Ospedaliera resa più organica e sistematica: massima valorizzazione e qualificazione dell’ospedale di Arezzo, mantenimento e degli ospedali delle vallate con i servizi essenziali secondo i principio di assicurare ai cittadini i servizi sul territorio e che nel contempo vedano ognuno, realizzata e valorizzata la “propria vocazione “ nel panorama provinciale. Rafforzare le politiche di prevenzione e attivare un territorio forte che deve integrare l‘azione dell’ospedale garantendo la continuità di cura, oggi non assicurata e la risposta complessiva a vecchi e nuovi bisogni, a partire dalla tutela dei soggetti più debili: anziani non autosufficienti, diversamente abili, disagio giovanile e tossicodipendenze, immigrazione e culture diverse, ect

5 -Difendere la scuola pubblica: una necessità inderogabile. È la sola che può garantire una formazione plurale, mettendo tutti i cittadini nelle stesse condizioni. E’ un dovere costituzionale cui non ci possiamo sottrarre. Ed le Provincie ed i Comuni, nell’ambito delle loro competenze, hanno il dovere di impegnarsi. Netta opposizione ai tentativi di delegittimazione della scuola pubblica e dell’Università provocata dai decreti Gelmini-Tremonti. Lottare per il mantenimento della Scuola a tempo pieno e prolungato e contro il ripristino del maestro unico. La Provincia dovrà predisporre un dimensionamento che garantisca, l’esistenza e l’autonomia delle scuole di montagna ed eviti Istituti sovraffollati con numero di allievi superiore ai massimi previsti anche dalla attuale legislazione

6-Per un territorio produttore di cultura. Massima valorizzazione delle risorse locali, insieme ad una grande apertura all’esterno, al confronto con le altre realtà culturali. La cultura è confronto, non chiusura. Priorità alle strutture, alla rete dei servizi (biblioteche, Musei, centri espositivi), ai luoghi di incontro. Gli eventi come promozione e integrazione dei servizi. Attenzione per tutte le esigenze e di tutte le età, con politiche di investimento concertate, che superino l’interventismo di immagine e che sappiano creare, invece, le premesse per uno sviluppo, anche di lavoro, in questo settore. Ridare un Teatro alla città capoluogo è per noi prioritario ed essenziale per ridare una giusta collocazione a buona parte della cultura propriamente detta. Allora occorre incrementare ulteriormente il lavoro di programmazione a rete in modo da dare ad ogni vallata una sua caratteristica culturale, con una programmazione continuativa e riconoscibile

7- Per un turismo sostenibile e organizzato. Positivo è stato il lavoro dell’APT e della Provincia nel coordinare e promuovere il turismo a dimensione provinciale. Anche in questo comparto occorre cominciare a saper fare gruppo e superare i campanilismi deleteri non quelli sani e costruttivi, che portano ad una dispersione delle risorse che poi non possono più avere un peso determinante da poter incidere fortemente nel nuovo mercato del turismo, tanto più di fronte agli effetti della crisi economica. Anche in questo settore urge una riorganizzazione ed un concentramento qualificato delle risorse, affermando definitivamente, nei fatti, la concezione di turismo integrato, che veda in un unico progetto di sviluppo turistico: agricoltura, artigianato artistico, commercio, beni culturali, strutture turistiche ecc. Riveder anche il ruolo del Centro Affari e del Centro Promozioni perché agiscano sempre più come strutture provinciali e non esclusivamente aretine, valorizzando, in particolare per la convegnistica specializzata, strutture di pregio esistenti nel territorio provinciale. La debolezza dei privati nel settore dà una maggiore responsabilità agli enti pubblici. Riteniamo necessario rafforzare il ruolo dell’APT, riportando ad essa, in concertazione con tutti gli Enti coinvolti, l’organizzazione e gestione degli uffici accoglienza e informazione, come punti unificati per il turismo sul territorio, evitando il proliferare di strutture parziali, solo localistiche o settoriali (le varie strade del vino, dei sapori ecc.) Oggi non è più procrastinabile un intervento deciso in questo settore, volto anche a stimolare la creazione di società dove giovani e adulti possano avviare attività strettamente connesse al settore turismo: animatori turistici, guide ed accompagnatori, trasporti con mezzi particolari, intrattenimento, gestione di turismo sportivo, alcune tra le tante attività da creare per captare e richiamare i flussi turistici che transitano sul nostro territorio senza un’adeguata e per noi produttiva permanenza, e per garantire una continuità di flussi non occasionale ma costante e duratura.. 8 -Semplificare e riordinare il sistema istituzionale- Abbattere i costi della politica, non della democrazia
- La Sinistra respinge la campagna mediatica per l’abolizione delle province, perché vede in essa un ulteriore attacco al sistema democratico delle autonomie e tende a far passare una cultura che vede negli organismo eletti solo un inutile impaccio alla governabilità . Ben altri sono i costi e gli sprechi della politica. Non quelli della democrazia L’obbiettivo, piuttosto, deve essere quello ridare agli EELL i ruolo originario previsto dalla Costituzione, eliminando e razionalizzando quella prolificazione di società, fondazioni, consorzi,ATO ecc. moltiplicatisi a dismisura, moltiplicando anche i centri di spesa e di decisione sempre a scapito degli organismi democraticamente eletti Anche a livello istituzionale, certo, si impone una semplificazione o almeno una diversa organizzazione . Poco più di 300mila abitanti non possono essere più gestiti da 39 comuni, due comunità montane, 5 società della salute, un parco nazionale, cui vanni aggiunti ASL,ATO, società e consorzi vari. Si impone una semplificazione istituzionale, che segua due principi: maggiore razionalità,efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa e maggiore trasparenza, ma contemporaneamente mantenere gli strumenti della partecipazione dei cittadini e della vicinanza ad essi delle situazioni locali. Per le zone in cui esiste la Comunità Montana la Sinistra propone la trasformazione della Comunità Montana in Unione dei Comuni. Ipotesi prevista dalla nuova legge sulle Comunità Montane) Ciò permetterebbe una gestione dei servizi sociali meno conflittuale e più controllata da parte dei comuni, con allargamento delle gestioni assolate ad altri importanti settori, prima tra cui quello del territorio. La Provincia dovrà supportare e sensibilizzare i comuni verso questo processo, utilizzando, nell’ambito delle proprie competenze, strumenti incentivanti. I Presidenti e consiglieri nominati in tutte le partecipate dovranno avere compensi paritari, possibilmente contenuti , per indennità di carica e sottoposti ad un opportuno controllo di bilancio, esterno, che stabilisca l’effettivo e veritiero risultato della gestione annuale. Il risultato conseguito qualora negativo, senza giustificati motivi tecnici deve portare alla repentina sostituzione dell’intero organo consiliare, basta con gli onori senza oneri. In poche parole correttezza, trasparenza e competenza.

- Quali alleanze

Il Centro Sinistra rimane la nostra area di riferimento Ma le alleanze si costruiranno su programmi condivisi, pubblicamente discussi. Pregiudiziale ad ogni accordo rimane per noi un profondo rinnovamento della classe dirigente locale Rispondere alle esigenze di un territorio, oltre ad idee, richiede forze, intellettuali e morali,. La prima e stretta alleanza che riteniamo ineludibile è quella con i cittadini, un patto con essi, basato sulla partecipazione alle scelte e sulla disponibilità ad un interscambio continuo e ad un atteggiamento di ascolto rispetto alle esigenze ed ai problemi posti dalla società civile sia nelle forme organizzate che in quelle individuali.

 
 
Pubblicato il lunedì 16 marzo 2009

 
 
 
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