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E’ ormai mezzanotte e il dibattito organizzato da Sinistra e Libertà al Circolo Aurora di Arezzo si è appena concluso con successo. Finalmente possiamo parlare con Giuliana Sgrena a quattrocchi e porle qualche domanda che abbiamo pensato per lei. Giuliana è uno scricciolo di donna che trasmette grinta e determinazione con ogni suo gesto, atteggiamento o parola. Ne ha passate parecchie, come inviato nei luoghi più difficili per un reporter, a maggior ragione se donna. Il rapimento subito in Iraq e la sua tragica conclusione ce l’ha ancora negli occhi, ma la voglia di combattere non le è certo venuta meno; ha infatti accettato di candidarsi come capolista di Sinistra e Libertà , per l’Italia centrale, alle elezioni per il Parlamento Europeo. Il suo nome figura nella lista davanti a quello di Vendola e di vari altri pezzi da novanta come Claudio Fava, Umberto Guidoni e Sergio Staino.
E’ arrivata ad Arezzo in treno, per ripartire con lo stesso mezzo stamattina presto; sorseggia una birra da relax mentre risponde alle mie domande.
Lei è innanzi tutto una giornalista: per chi scrive oggi?
Scrivo ancora per il Manifesto, anche se ho dovuto prendere un periodo di ferie forzate per la campagna elettorale.
Perché ha scelto di candidarsi con Sinistra e Libertà ?
Perché credo nel progetto. Credo nel fatto che un gruppo di personalità e realtà politiche a me affini si aggreghi per ricostruire una sinistra in Italia. La grande scommessa è ricostruire una sinistra credibile e il progetto passa necessariamente per le prossime elezioni, anche se non è determinante il risultato che otterremo. Il progetto è a lunga gittata e non arriverà a compimento così a breve come qualcuno potrebbe aspettarsi. In questo momento il nostro obiettivo principale è il raggiungimento del 4% che ci consentirebbe di essere presenti nel Parlamento Europeo.
E se quel 4% non dovesse essere raggiunto? Cosa accadrebbe a Sinistra e Libertà ?
Il progetto è solo all’inizio e non potevamo permetterci di non presentarci a queste elezioni. Siamo consapevoli della difficoltà , ma non ci scoraggeremmo certo se l’obiettivo elettorale non dovesse essere raggiunto.
Come pensa di caratterizzare la sua eventuale elezione al Parlamento Europeo?
Mi sono sempre occupata di questioni internazionali e vorrei continuare a farlo, in più sono una pacifista della prima ora (fin dagli anni ’80) e anche se il movimento attraversa un momento critico, penso che ci sia un gran bisogno di chi combatte per la pace, quella senza le armi. A questo proposito il rilancio del Mediterrraneo come luogo di pace e rinascita di civiltà è possibile e va perseguito. Poi c’è l’impegno per la laicità della politica e per l’uguaglianza dei diritti: la dichiarazione dei diritti umani, approvata nel 1948, recita che “ogni individuo ha il diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.†Anche la questione dei diritti delle donne, contro tutti i fondamentalismi, è un punto centrale del mio “programma di lavoroâ€, così come la difesa della libertà di informazione, senza la quale non esiste la democrazia.
A proposito di donne: cosa pensa della polemica in corso su Berlusconi ed il suo modo di rapportarsi con l’altro sesso?
Intervista a Giuliana Sgrena, candidata con Sinistra e Libertà alle elezioni europee
Sgrena con Marco Paolucci
Penso che se Berlusconi è un signore che va con le minorenni, allora occorre accertarlo e visto che in Italia questo è reato, se risultasse vero dovrebbe dimettersi dalla carica di Presidente del Consiglio. Altrimenti non ha senso perdere così tanto tempo (su giornali e TV) correndo dietro ad una questione in questo momento secondaria.
Due giorni fa Paolo Ferrero (RC) ci parlava di Sinistra e Libertà come di un semplice cartello elettorale che si squaglierà nel PD ad elezioni perse. Per supportare le sue argomentazioni citava il fatto che il vostro raggruppamento non ha indicato un gruppo parlamentare europeo al quale eventualmente aderire.
A mio modo di vedere la pluralità è una ricchezza e ognuno degli eventuali eletti potrà certo far parte del gruppo che ritiene a lui (o lei) più affine. Questo non ci impedirà , eventualmente, di lavorare insieme a proposte interessanti, anche trasversali. Nessuno si squaglierà in nient’altro, mi creda.
Una domanda più personale: quale perché si è data in relazione al suo rapimento in Iraq?
Credo che loro volessero semplicemente rapire una giornalista occidentale ed io lo ero. A chi mi accusa di essermela andata a cercare, voglio dire che non conosco altro mezzo di fare del vero giornalismo se non quello di verificare sul campo e di persona la veridicità delle notizie.
A questo proposito voglio dire che oggi nelle Tv italiane assistiamo a dei telegiornali che non sono tali. Un terzo del tempo a disposizione è dedicato a politici vari che dicono quello che vogliono davanti ad un microfono e senza che alcun giornalista ponga loro una domanda o discuta una risposta. La seconda parte riguarda la cronaca nera, con particolare trasporto per quella dove sono coinvolti degli immigrati. La chiusura è dedicata al gossip e lì si distinguono le testate: c’è infatti chi si occupa di Carlo d’Inghilterra, chi di Monica Bellucci e così via…
Come si fa del buon giornalismo?
La premessa indispensabile è l’onestà . Occorre essere onesti e verificare le notizie sul campo, questo vale a maggior ragione per noi che lavoriamo spesso all’estero, in luoghi difficili dove l’informazione ufficiale non descrive quasi mai la realtà (Ndr:più o meno come accade ad Arezzo, insomma...).
MERCOLEDì 27 MAGGIO 2009 02:06 - Gianni Brunacci